Carriera all’estero: tre consigli per iniziare

Fare carriera all’estero: molti lo dicono, pochi lo fanno. Perché? Beh, prima di tutto per fare carriera bisogna ottenere un lavoro e poi tenerselo: il secondo proposito è spesso più difficile. I recruiters diventano sempre più severi e le società sempre più esigenti; dal momento che i Paesi in crisi mettono quotidianamente sul mercato del lavoro una moltitudine di talenti inespressi e disoccupati, le aziende ricercano il meglio in fatto di professionalità.  Ci sono dei trucchi e dei consigli che un giovane italiano che va all’estero dovrebbe tenere sempre bene in mente per fare carriera.

  1. Dimentica l’Italia

Per un giovane italiano che voglia iniziare una carriera all’estero, il primo consiglio è quello di…ricordarsi di non essere più in Italia. Il sistema che regola i normali rapporti lavorativi è assolutamente diverso che in Italia e per quanto le radici siano un punto di forza, bisogna sempre adattarsi alle nuove situazioni se si vuole trarne beneficio.

Per cominciare, quasi dappertutto nei Paesi in cui in questo momento la situazione economica è migliore che in Italia, i recruiters ed i datori di lavoro privilegiano alcuni aspetti che normalmente non sono tradizionali della cultura italiana: flessibilità, disponibilità a trasferirsi, alta ambizione professionale. Se vuoi fare carriera all’estero e non vuoi che la vostra esperienza si risolva in qualcosa di breve togliti dalla testa il discorso di “lascio la porta aperta per tornare”.  Hai deciso di fare carriera nel nuovo Paese e non solo passarci un’estate per imparare la lingua: non continuare a guardarti dietro.  Ti distoglierà dai tuoi obiettivi. Pensa prima a raggiungerli, ad ottenere quello che in Italia non trovavi e poi magari tra qualche anno ripenserai a tornare.

Superato questo scoglio psicologico, inizierai a guardare avanti e potrai finalmente mostrare quella flessibilità e quella lungimiranza che sono apprezzate negli altri Paesi dalla maggiore mobilità sociale. La grinta spesso in Italia viene stigmatizzata; il mondo accademico e quello lavorativo tendono all’appiattimento ed i più grintosi vengono demoralizzati: siamo una società ancora sostanzialmente chiusa dove si dà troppa importanza a cognomi, titoli, posizioni, parentele ed in cui le capacità individuali vengono spesso valutate per ultime.

2. Diventa locale a tutti gli effetti

Se sei in viaggio in un Paese alla ricerca di lavoro, prima di mandare via curriculum tenete bene in mente che i recruiters normalmente non si degnano nemmeno di guardare le candidature di chi non ha un indirizzo ed un numero di telefono locale. Per cui, appena scesi dall’aereo le tue priorità saranno quella di acquistare ed inserire nel tuo telefono una sim card del Paese in questione e metterti subito alla ricerca di una casa. Quando avrai un numero ed un indirizzo allora potrai cominciare a mandare curriculum: senza questi recapiti ridurrai sensibilmente le possibilità che qualcuno ti richiami. Indirizzi di hotel o ostelli, ovviamente, non valgono.

3. Trova l’azienda e poi trova te stesso (online)

Una volta ottenuto un colloquio di lavoro ricordati di fare ricerche e studi approfonditi: è molto apprezzato chi conosce la storia ed i valori dell’impresa in questione.  Bisogna dimostrare di apprezzarla seriamente, sia che si voglia ottenere un lavoro sia che si voglia rimanere a lavorarci. Un’altra cosa che differenzia molti “boss” stranieri da quelli italiani è la pretesa che i dipendenti si sentano parte dell’azienda non solo durante le 8 ore che passano in ufficio.  Per questo motivo è molto probabile che facciano ampie ricerche internet su di te cercando profili di reti sociali e notizie che potrebbero metterti in imbarazzo e di conseguenza danneggiare potenzialmente l’immagine della compagnia qualora fossi un impiegato. Per noi italiani può sembrare estremo pensare che una multinazionale possa sentirsi danneggiata da un nostro commento infelice e critico riguardo l’azienda in cui lavoriamo, eppure in molti altri Paesi questo potrebbe incidere sulle nostre possibilità di ottenere un lavoro e potrebbe costarci addirittura un licenziamento se siamo già stati assunti. Se non ci credete, rileggetevi la storia di Stefanie Bon, che fu licenziata dalla Lloyds Bank per aver postato su Facebook una critica al salario spaventosamente alto del suo boss.

Al fine di evitare spiacevoli sorprese:

  1. Scannerizza attentamente la rete prima di cercare lavoro e rimuovi qualsiasi cosa possa danneggiare la tua immagine.
  2. Togli dai profili sulle reti sociali l’opzione che permette ai motori di ricerca di indicizzare i tuoi dati, in modo che il link alla tua pagina social e la tua foto profilo non venga visualizzata su Google non appena il tuo nome viene cercato.
  3. Tieni alte le impostazioni di privacy, soprattutto su Facebook, badando bene a cosa condividi e con chi.

Se poi sei un esperto di immagine personale, in alternativa a lavorare per “nascondere” qualcosa di sconveniente, puoi anche fare l’opposto, cioè fare del vero e proprio personal branding. Lascia i tuoi profili social aperti a motori di ricerca e recruiters curiosi, ma fallo al fine di mostrare quanto sei bravo ed esperto nel vostro campo e in settori in cui opera l’azienda che ti interessa. Cura le tue condivisioni, le tue amicizie, i tuoi commenti, usa LinkedIn categoricamente e misura la tua influenza online con Klout, oltre che limitarti ai classici Facebook e Twitter.  Creati una pagina personale con About.me o Vizify.com.  Chissà che sia proprio la vostra presenza online a convincere qualcuno ad assumerti.

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